Nel comprensorio della Ski area Le Melette, sull’Altopiano dei Sette comuni una pista da sci diventa terreno di sperimentazione per un nuovo modello di recupero ambientale, capace di utilizzare fieno e sementi provenienti da prati e pascoli naturali del territorio per ricostruire il cotico erboso e favorire il ritorno della biodiversità.
L’intervento interessa una superficie di circa 3,4 ettari ed è una delle prove sperimentali di IN.E.R.BIO – INerbimenti per Ecosistemi Resilienti e BIOdiversi, progetto che punta alla creazione di una nuova filiera dedicata agli inerbimenti ad alta biodiversità attraverso l’impiego di semi ed ecotipi locali.
Dopo un primo intervento realizzato a Recoaro Mille, per il recupero di una frana in località Fantoni, la sperimentazione si è quindi spostata sull’Altopiano dei Sette Comuni, dove sono state messe a confronto due diverse tecniche di rinaturalizzazione, utilizzando materiale vegetale raccolto in ambienti montani con condizioni climatiche ed ecologiche simili a quelle della pista.
Nella parte più bassa dell’area interessata, a circa 1.400 metri di quota, è stato steso fieno raccolto nei prati naturali di Rubbio. Nella porzione superiore, a partire dai 1.500 metri, sono stati invece distribuiti semi provenienti dai prati della Piana di Marcesina.
Per la raccolta delle sementi è stato utilizzato il Seed Stripper, una piccola macchina semovente capace di prelevare i semi e la parte apicale delle piante senza asportare l’intero cotico erboso del prato donatore.
L’obiettivo è favorire la formazione di una copertura vegetale il più possibile compatibile con quella naturalmente presente sull’Altopiano, evitando l’utilizzo di miscugli standardizzati e cercando invece di ricostruire comunità vegetali locali, più resilienti e adatte alle condizioni ambientali della montagna.
«La prova sperimentale», spiega Davide Crestani di Agridinamica, che ha condotto l’intervento insieme ai ricercatori del Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, «si basa sull’utilizzo di fieno e semi provenienti da prati con caratteristiche climatiche ed ecologiche analoghe a quelle del sito di intervento, così da aumentare le probabilità di attecchimento e favorire la ricostituzione di un ecosistema stabile e ricco di biodiversità».
La sperimentazione consentirà anche di verificare sul campo quale sistema garantisca i risultati migliori. «La scelta di utilizzare, in aree distinte, due diverse tecniche di inerbimento ci consentirà inoltre di valutarne l’efficacia, confrontando i risultati ottenuti con il fieno e con i semi raccolti mediante Seed Stripper», aggiunge Crestani.
Il progetto IN.E.R.BIO è coordinato da Landes Group, con il supporto scientifico e operativo del Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, il cui responsabile è il professor Michele Scotton, e di Agridinamica, realtà specializzata nella sperimentazione agronomica.
Sul territorio sono coinvolti anche l’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, Vi.abilità e l’Associazione Regionale Albo dei Cavatori del Veneto. La componente agricola è invece rappresentata dalle aziende Elena ed Eligio Bertacco di Marostica e Loris Cortese di Schiavon, che gestiscono rispettivamente Malga Valleranetta e Frolla Seconda sull’Altopiano.
Uno degli aspetti centrali del progetto è proprio la costruzione di una filiera legata alle praterie naturali e seminaturali, nella quale prati e pascoli ben conservati possano diventare siti “donatori” di fieno e sementi da utilizzare per il recupero di superfici degradate.
Le attività di censimento svolte finora hanno già portato all’analisi di oltre 1.200 siti e all’individuazione di più di 600 ettari potenzialmente idonei a svolgere questa funzione.
Un tema particolarmente sentito sull’Altopiano, dove la gestione delle superfici agricole e pascolive rappresenta anche un elemento fondamentale per la conservazione del paesaggio.
«L’Altopiano dei Sette Comuni», commenta Laura Veronese, responsabile del Settore Patrimonio Montano della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, «si estende per circa 470 chilometri quadrati e ospita un centinaio di malghe, tra pubbliche e private. Negli ultimi anni abbiamo riscontrato diverse criticità nella gestione delle superfici a pascolo e nel mantenimento del cotico erboso dei prati-pascolo, sia nelle aree a bassa quota sia in quelle di alta montagna».
Da qui la scelta di aderire alla sperimentazione. «Il progetto IN.E.R.BIO offre la possibilità di intervenire su queste superfici che necessitano di interventi di manutenzione straordinaria, attraverso una modalità di recupero che tiene conto delle caratteristiche naturali del territorio, contribuendo così alla tutela del paesaggio e della biodiversità dell’Altopiano».
Quello delle Melette non sarà l’ultimo cantiere del progetto. Dopo Recoaro Mille e l’Altopiano di Asiago, la sperimentazione proseguirà infatti in Valbrenta, dove è previsto il ripristino di un’ex cava di marmo rosso di Asiago, con l’obiettivo di riconvertire l’area a pascolo naturale.
Un ulteriore banco di prova per verificare come semi, fieno ed ecotipi delle praterie locali possano diventare strumenti concreti per recuperare aree compromesse, trasformando la biodiversità montana da elemento da proteggere a risorsa attiva per la gestione e la riqualificazione del territorio.
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