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La ciclopedonale Roana-Gallio è una di quelle opere che, sulla carta, dovrebbero rappresentare un tassello importante della mobilità sostenibile dell’Altopiano, ma che nel tempo si sono trasformate in un vero e proprio percorso a ostacoli tra norme differenti, problemi catastali e autorizzazioni ancora da completare.
La storia dell’intervento parte da lontano. Il finanziamento risale infatti a uno dei primi accordi di confine tra la Provincia autonoma di Trento e la Regione Veneto, attraverso il fondo strategico denominato “The Ligalan”, avviato nel 2009.
Da allora, però, l’opera è rimasta sostanzialmente bloccata per anni. Uno dei principali problemi sarebbe derivato dalla scelta iniziale di individuare nel Comune di Folgaria l’unico ente capofila dell’intervento. Una soluzione che, nella pratica, si sarebbe scontrata con la difficoltà di gestire un’unica procedura di appalto su territori sottoposti a normative differenti: da una parte le disposizioni della Provincia autonoma di Trento, dall’altra quelle della Regione Veneto.
Una sovrapposizione normativa che avrebbe generato negli anni una lunga serie di ostacoli amministrativi e burocratici, rallentando fino quasi a paralizzare il progetto.
La svolta è arrivata con la decisione di separare i due lotti, distinguendo la parte trentina da quella veneta. Per il tratto dell’Altopiano la titolarità è quindi passata al Comune di Roana, diventato il nuovo riferimento amministrativo dell’opera.
Con lo sblocco dell’ultima parte delle risorse disponibili, il Comune ha potuto affidare a un tecnico l’aggiornamento della progettazione e degli elaborati necessari per arrivare alla fase operativa.
Ma proprio qui è emerso un ulteriore ostacolo, questa volta di carattere tecnico e demaniale.
Al centro della questione c’è il torrente Ghelpach. Circa trenta o quarant’anni fa il suo alveo sarebbe stato modificato attraverso lavori eseguiti dai Servizi Forestali, con il raddrizzamento di una parte del corso d’acqua. Una modifica reale del territorio che, tuttavia, non sarebbe mai stata recepita completamente nelle mappe catastali.
Il risultato è una situazione paradossale: nel punto in cui oggi dovrebbe essere realizzata la pista ciclopedonale, le mappe catastali continuano in alcuni tratti a indicare la presenza dell’alveo del torrente, nonostante il corso d’acqua sia stato fisicamente spostato molti anni fa.
Una discrepanza tutt’altro che formale, perché il Ghelpach rientra tra i beni del demanio statale. Prima di poter procedere con i lavori diventa quindi necessario regolarizzare la situazione urbanistica e catastale e acquisire anche il parere del Genio Civile.
Il caso della Roana-Gallio diventa così emblematico delle difficoltà che possono accompagnare la realizzazione di infrastrutture anche relativamente semplici nei territori montani, dove vincoli ambientali, demaniali, catastali e amministrativi spesso si sovrappongono.
Ma la questione non riguarda soltanto Roana.
Il tema della ciclopedonalità dell’intero Altopiano è tornato infatti al centro del dibattito anche ad Asiago, dove la stessa amministrazione comunale ha riconosciuto come sul fronte della sicurezza ciclabile, soprattutto per bambini e famiglie, ci sia ancora molto lavoro da fare.
Tra gli interventi già avviati figura la ciclopedonale della Ceresara, lungo l’asse che dal centro conduce verso Kaberlaba. I lavori sono stati riattivati con l’obiettivo di creare un collegamento più sicuro tra il centro cittadino e l’area degli impianti sportivi.
Lo sguardo, però, è rivolto anche a una pianificazione più ampia.
Attraverso i prossimi Fondi Strategici dei Comuni di Confine, l’intenzione sarebbe quella di affidare a un tecnico specializzato nella mobilità lo studio di una vera rete ciclabile cittadina, capace di collegare anche le contrade periferiche, tra cui Büscar e Zocchi, passando attraverso l’area del Lumera e arrivando fino alle scuole elementari e medie.
Un progetto che richiederebbe inevitabilmente anche delle scelte sulla viabilità urbana. Tra le ipotesi emerse c’è infatti quella di sacrificare alcuni spazi oggi destinati alla sosta delle auto qualora fosse necessario per ottenere corsie ciclabili realmente protette e sicure.
La crescita delle e-bike e di un turismo sempre più interessato alla mobilità lenta rende del resto il tema strategico non soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche turistico ed economico.
La ciclopedonale Roana-Gallio resta quindi un progetto atteso, ma rappresenta allo stesso tempo soltanto una parte di una questione più ampia: capire se l’Altopiano voglia arrivare, nei prossimi anni, a costruire una rete ciclopedonale realmente continua e interconnessa tra i diversi Comuni, oppure continuare a procedere attraverso singoli tratti spesso scollegati tra loro.
Una sfida che, dopo anni di progetti, finanziamenti e ostacoli burocratici, si giocherà soprattutto sulla capacità di trasformare la pianificazione in collegamenti effettivamente percorribili e sicuri.
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