Asiago Vipers, gol fantasma di Vicenza in gara 1 della finale scudetto “l’inline vale meno della monnezza?”

Toni duri in casa Asiago Vipers dopo gara 1 della finale scudetto di hockey inline. Al centro della protesta c’è l’episodio del gol del 2-2 assegnato a Farmer, una rete che secondo la società altopianese non sarebbe dovuta essere convalidata perché il disco, sostengono i Vipers (ma lo si vede anche da un video della produzione), non sarebbe mai entrato in porta.

La società asiaghese affida la propria posizione a una dichiarazione molto netta, nella quale il caso specifico diventa il punto di partenza per una critica più ampia alla gestione tecnologica dell’hockey inline. Il tema è quello dell’assenza di un supporto video in una finale scudetto, mentre in molte altre discipline sportive strumenti simili al Var sono ormai entrati stabilmente nell’arbitraggio.

Secondo la ricostruzione dei Vipers, l’azione contestata nasce da un tiro al volo del giocatore francese del Vicenza, definito “ciccato” nel comunicato. La conclusione avrebbe colpito Stevan, con il portiere che avrebbe coperto il disco senza che questo superasse la linea di porta. L’arbitro, tratto in inganno dal movimento della stecca e dall’asciugamano sopra la porta, avrebbe invece indicato il gol.

Un episodio pesante perché arrivato in un momento delicato della partita. Il Vicenza era passato in vantaggio con Delfino, poi l’Asiago aveva ribaltato il risultato portandosi sull’1-2 grazie alle reti di Rossetto e Oro. Il gol assegnato a Farmer ha riportato la gara in parità sul 2-2.

La società però precisa che il punto non è stabilire quanto quell’episodio abbia inciso sul risultato finale. “Goal importante? Non importante? Decisivo? Ininfluente? Non cambia, non è questo che ci spinge a scrivere queste righe”, scrivono i Vipers, sottolineando come il problema principale sia l’impossibilità per gli arbitri di ricorrere a un aiuto tecnologico in una partita di tale importanza.

Il bersaglio della critica non è il Vicenza, che secondo i Vipers ha semplicemente beneficiato della decisione arbitrale senza avere responsabilità dirette. La contestazione è rivolta piuttosto a chi avrebbe deciso che l’hockey inline non meritasse l’investimento necessario per introdurre una forma di verifica video anche nelle finali scudetto.

Il passaggio più duro arriva proprio nella parte finale della nota, quando la società parla di una disciplina considerata evidentemente non abbastanza importante da giustificare una spesa tecnologica. Una scelta che, secondo i Vipers, penalizza arbitri, allenatori, dirigenti, giocatori, tifosi e lo spettacolo stesso.

Da qui la frase più tagliente: se oggi la tecnologia viene utilizzata quasi ovunque, persino per controllare ogni dettaglio della vita quotidiana, per l’hockey inline invece “non serve”. Una conclusione amara che i Vipers sintetizzano con una provocazione destinata a far discutere: per chi ha deciso di non dotare la finale scudetto di un supporto video, l’inline finisce per valere meno della “monnezza”.

Una presa di posizione forte, che va oltre il singolo episodio e apre una questione più generale sul futuro dell’hockey inline italiano. In una finale scudetto del 2026, il tema non è più soltanto l’errore arbitrale. È il valore che una disciplina chiede di vedersi riconosciuto.

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