Altopiano 2040, il futuro visto dagli studenti: più reti, innovazione e opportunità per restare nei 7 comuni

Come sarà l’Altopiano tra quindici anni? E soprattutto, cosa dovrebbe offrire perché i giovani possano scegliere di continuare a viverci, lavorare e costruire qui il proprio futuro? A provare a rispondere sono stati anche gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Mario Rigoni Stern” di Asiago, coinvolti in Segni di Futuro, il percorso promosso dal GAL Montagna Vicentina per raccogliere idee, aspettative e visioni delle nuove generazioni sulla montagna vicentina del 2040.

Il progetto, sviluppato tra ottobre 2025 e maggio 2026, ha coinvolto complessivamente oltre 150 studentesse e studenti di cinque istituti superiori, ad Asiago, Pove del Grappa, Recoaro Terme, Tonezza del Cimone e Valdagno. Dai laboratori sono nate 41 idee, elaborate attraverso un metodo che ha combinato design thinking, strategic foresight e attività partecipative. Più che progetti già pronti per essere realizzati, si tratta di una fotografia di ciò che i ragazzi immaginano e desiderano per i territori nei quali potrebbero trovarsi a vivere da adulti.

Ed è proprio Asiago a restituire uno dei quadri più interessanti dell’intero studio.

Nel report, l’Altopiano viene descritto attraverso una visione fortemente sistemica: non emerge un’unica grande opera o un solo settore sul quale puntare, ma la necessità di creare collegamenti stabili tra persone, imprese, ricerca, formazione, servizi e comunità. La sintesi individuata dal lavoro è particolarmente significativa: “le reti come infrastruttura abilitante”.

In altre parole, per gli studenti il futuro dell’Altopiano non passa soltanto da ciò che si costruisce materialmente, ma soprattutto dalla capacità di mettere in comunicazione ciò che già esiste e far collaborare soggetti che oggi spesso procedono separatamente.

Il punto di partenza è quello di un territorio che mantiene una forte identità legata a turismo, agricoltura di montagna, allevamento, produzione lattiero-casearia e servizi, inserito in un patrimonio ambientale e storico che il report definisce strategico per lo sviluppo locale. Proprio da questa base i ragazzi hanno provato a immaginare nuove funzioni e nuove possibilità.

Tra le proposte compare, ad esempio, il recupero di un edificio pubblico dismesso da trasformare in centro per i giovani, utilizzando anche materiali provenienti da vecchi impianti sciistici. Lo spazio dovrebbe ospitare attività sportive, culturali ed educative, creando nuove occasioni di aggregazione.

Un tema, quello dei luoghi dedicati alle nuove generazioni, che ritorna più volte. Un altro gruppo immagina infatti un vero spazio comunitario per i giovani, con sale giochi, cinema, biblioteca e luoghi di incontro, gestito attraverso un’assemblea capace di coinvolgere direttamente i ragazzi nella programmazione delle attività.

Accanto alla dimensione sociale emerge con forza quella dell’innovazione applicata ai settori tradizionali dell’Altopiano.

Gli studenti hanno immaginato una fattoria “agritech”, capace di integrare coltivazioni sostenibili, energie rinnovabili e tecnologie per il controllo delle produzioni, affiancando all’attività agricola laboratori e percorsi rivolti alle scuole. Ma anche un’impresa dedicata alla produzione di macchinari agritech attraverso tecnologie come la stampa 3D, facendo della manifattura avanzata una possibile nuova filiera collegata all’agricoltura altopianese.

Ancora più significativo è il progetto di un’azienda agricola hi-tech capace di diventare motore di una rete tra le imprese dell’Altopiano. L’azienda immaginata produrrebbe energia attraverso il biogas, ospiterebbe studenti in tirocinio e organizzerebbe attività formative e divulgative, mettendo insieme produzione, scuola e territorio.

Tra le idee emerse ce n’è poi una destinata inevitabilmente a richiamare l’attenzione degli altopianesi: il ripristino del Trenino.

Gli studenti hanno immaginato il recupero dello storico collegamento ferroviario non soltanto come attrazione turistica, ma come infrastruttura per la mobilità sostenibile dei residenti, affiancandovi punti dedicati ai prodotti tipici e occasioni per conoscere il territorio attraverso una forma di turismo lento.

Non manca neppure l’intelligenza artificiale.

Un concept prevede la nascita sull’Altopiano di una società specializzata in servizi di marketing basati sull’IA, destinati in particolare alle imprese che operano nell’agricoltura, nel turismo e nella sostenibilità ambientale, con l’obiettivo di aumentare competitività e capacità di raggiungere nuovi mercati.

All’estremo più visionario dello studio compare invece un laboratorio di ricerca sul cambiamento climatico, dedicato in particolare agli effetti sull’agricoltura. Una proposta che immagina l’Altopiano non semplicemente come territorio costretto ad adattarsi alle trasformazioni climatiche, ma addirittura come luogo nel quale produrre ricerca e innovazione.

Le “Proto-personas” immaginate dagli studenti raccontano forse ancora meglio ciò che sta dietro queste proposte. Nel lavoro svolto ad Asiago compaiono un biologo che vorrebbe trovare sull’Altopiano spazi per la ricerca ambientale, un giovane imprenditore agricolo interessato a innovare il settore, un barista che chiede nuovi luoghi di socialità, un’esperta agricola appassionata di tecnologie, uno youtuber interessato alla cultura partecipativa, una figura che lavora tra agricoltura e tecnologia e un giovane impegnato nella produzione di macchinari per le energie rinnovabili.

Profili immaginari, certo, ma che raccontano bisogni molto concreti: opportunità lavorative, formazione, spazi di incontro, infrastrutture, reti tra imprese, sostegno all’innovazione e possibilità di fare ricerca senza essere costretti a lasciare la montagna.

Ed è probabilmente questo il dato più interessante che emerge dal lavoro svolto con gli studenti asiaghesi.

Nella loro visione il futuro dell’Altopiano non consiste nell’abbandonare ciò che il territorio è stato fino a oggi. Agricoltura, turismo, ambiente e produzioni locali restano centrali. Ma devono essere messi in relazione con tecnologia, ricerca, cultura, formazione e nuovi servizi.

Il report arriva infatti a individuare per ogni territorio coinvolto una diversa vocazione: Valdagno punta sull’impresa radicata, Recoaro sulla rigenerazione, Tonezza sulla reinterpretazione del patrimonio esistente, Pove del Grappa sulla natura. Per Asiago la parola chiave sono invece le reti territoriali, considerate determinanti per rendere l’Altopiano attrattivo per persone, competenze e nuove opportunità.

Segni di Futuro non pretende di essere un piano di sviluppo già scritto. Lo stesso report chiarisce che quanto raccolto rappresenta soprattutto il modo in cui una parte delle nuove generazioni interpreta oggi il rapporto tra territorio, lavoro e qualità della vita. Ma proprio qui potrebbe esserci il valore maggiore dell’esperienza: capire quale Altopiano immaginano coloro che, nel 2040, avranno tra i 25 e i 35 anni e saranno chiamati a decidere se restare, tornare oppure costruire altrove la propria vita.

Per il GAL Montagna Vicentina, infatti, la conclusione dei laboratori non coincide con la conclusione del percorso. I risultati saranno al centro di un evento previsto in autunno, nel quale giovani, istituzioni e comunità potranno confrontarsi sulle prospettive future della montagna vicentina.

E dalle idee nate tra i banchi di Asiago arriva già un’indicazione piuttosto netta: per convincere i giovani a scegliere la montagna non basta conservare ciò che esiste. Bisogna creare connessioni, opportunità e luoghi nei quali possano diventare protagonisti del territorio che abiteranno domani.

Il report “Segni del futuro”

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