Punto nascite Asiago, Carretta stronca gli allarmismi: «Nessuna chiusura, investiamo sulla sicurezza»

Punto nascite Asiago - Giovanni Carretta
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Il Punto nascite dell’ospedale di Asiago non è a rischio chiusura e la volontà dell’ULSS 7 Pedemontana è quella di continuare a garantirne l’attività, investendo sulla sicurezza delle mamme e dei neonati e sulla preparazione del personale sanitario. A ribadirlo con estrema chiarezza è il direttore generale Giovanni Carretta, intervenuto questa mattina, domenica 18 ottobre, con una nota ufficiale che intende rassicurare le future mamme dell’Altopiano dei Sette Comuni e fare chiarezza su alcune interpretazioni circolate nelle ultime settimane.

Un intervento che arriva dopo la testimonianza di una donna che aveva espresso il proprio dispiacere per essere stata indirizzata verso un’altra struttura ospedaliera per la nascita del secondo figlio, nonostante la volontà iniziale di partorire ad Asiago. Una vicenda che ha riacceso il dibattito sul futuro del reparto, alimentando interrogativi sulle procedure adottate e sulla gestione del personale ostetrico.

La risposta della direzione generale è netta: la tutela del Punto nascite passa proprio attraverso il rafforzamento dei protocolli di sicurezza, non attraverso la ricerca di un maggior numero di parti. «Le particolari caratteristiche orografiche del territorio dell’altopiano e la difficoltà dei collegamenti con gli ospedali limitrofi hanno infatti determinato una specifica deroga ministeriale e regionale rispetto al numero minimo di parti previsto per mantenere attivo un punto nascita. Per questo, in un momento storico in cui sono in discussione altri Punti Nascita del territorio, il Veneto non ha invece messo in dubbio il mantenimento di quello ad Asiago», chiarisce Carretta.

Una dichiarazione particolarmente significativa, che conferma il riconoscimento delle specificità della montagna e dell’importanza di garantire alle famiglie altopianesi la possibilità di far nascere i propri figli nel territorio in cui vivono.

Non soltanto rassicurazioni, però. Negli ultimi mesi l’ULSS 7 ha messo in campo una serie di interventi concreti per migliorare ulteriormente gli standard di sicurezza e professionalità del reparto: «Sono state riviste e migliorate tutte le procedure interne, è stata implementata la reperibilità dei pediatri h24, che si aggiunge alla presenza di tutte le figure coinvolte nell’evento parto, è stato definito un programma di rotazione delle ostetriche negli ospedali di Asiago, Bassano e Santorso affinché tutte le professioniste mantengano sempre un adeguato livello di allenamento ed esperienza in termini di numero di parti per anno effettuati da ciascuna operatrice (almeno 20-25 a testa)», spiega il direttore generale.

Proprio quest’ultimo passaggio chiarisce uno degli aspetti maggiormente dibattuti negli ultimi tempi, quello relativo alla presenza delle ostetriche altopianesi anche negli ospedali della pianura. Non si tratta, dunque, secondo quanto spiegato dall’Azienda, di un progressivo depotenziamento del servizio di Asiago, bensì di un programma organizzativo finalizzato a mantenere elevata la preparazione delle professioniste, attraverso un’esperienza clinica continua che, in una realtà caratterizzata da un numero relativamente contenuto di nascite, risulta fondamentale. Un’impostazione che Carretta rivendica come un investimento sul futuro del reparto: «Queste azioni dimostrano in modo concreto un orientamento ad investire per garantire standard qualitativi sempre più elevati».

La sicurezza prima dei numeri

Un altro punto centrale della comunicazione riguarda i criteri con i quali viene stabilito se una donna possa partorire ad Asiago oppure debba essere indirizzata verso un altro ospedale dell’Azienda sanitaria. Una scelta che, precisa Carretta, non risponde a logiche amministrative o alla volontà di ridurre l’attività del Punto nascite, ma a valutazioni cliniche effettuate dagli specialisti nell’interesse della mamma e del bambino.

«Il primo, e più importante, è l’assoluta sicurezza della mamma e del neonato: questa è e sarà sempre una priorità», sottolinea il direttore generale, ricordando come anche un evento naturale quale il parto possa presentare complicazioni che richiedono strutture e competenze adeguate. E proprio su questo punto arriva un invito alla fiducia nei confronti del personale sanitario: «È necessario che la popolazione, le gestanti in particolare, abbiano fiducia nelle valutazioni dei clinici ai quali esse stesse, orientandosi a partorire ad Asiago, scelgono di affidarsi». Le procedure adottate, inoltre, non sono frutto di decisioni arbitrarie, ma rispondono a parametri clinici sui quali l’Azienda si è confrontata anche con specialisti di riferimento a livello nazionale.

La direzione generale ribalta così una delle principali preoccupazioni emerse nel dibattito pubblico: non sono i protocolli più rigorosi a mettere in pericolo il Punto nascite, ma sarebbe proprio un loro eventuale allentamento, nella rincorsa ai numeri, a rappresentare un rischio per la sua continuità. «Sono proprio le linee guida adottate che rendono oggi sempre più sicuro partorire ad Asiago e questo rappresenta una fondamentale tutela anche per il futuro stesso dell’attuale percorso nascita», afferma Carretta.

La deroga per Asiago e il futuro del reparto

Anche i dati sulle nascite aiutano a comprendere la particolarità della situazione altopianese. Secondo quanto riportato dalla direzione generale, negli ultimi anni sono nati da famiglie dell’Altopiano circa 100 bambini all’anno, dei quali mediamente una cinquantina ad Asiago e gli altri negli ospedali di Bassano e Santorso.

Numeri che, anche alla luce del generale calo della natalità, rendono irrealistico immaginare il raggiungimento della soglia ordinaria di 500 parti annui. Ma è proprio per questa ragione che Asiago beneficia di una specifica deroga, pensata per tutelare un servizio essenziale in un territorio montano con collegamenti non sempre agevoli verso gli altri ospedali. Il mantenimento del reparto non dipende quindi dal raggiungimento di volumi di attività impossibili per la realtà locale, bensì dalla capacità di garantire condizioni di sicurezza adeguate.

Carretta riconosce inoltre il valore del legame tra la comunità e il suo ospedale, un attaccamento dimostrato più volte dalle mamme dell’Altopiano e che rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro quotidiano di medici, ostetriche e di tutto il personale sanitario. «Ringrazio dunque tutte le mamme dell’Altopiano, e non solo, per l’attaccamento che dimostrano verso l’ospedale di Asiago e chiediamo anche la loro comprensione e il loro aiuto perché esso possa continuare a lavorare in piena serenità», conclude il direttore generale.

E infine la frase che racchiude il senso dell’intero intervento: «Nascere ad Asiago potrà essere sempre possibile in futuro solo non inseguendo i numeri, ma puntando invece ad una sempre maggiore sicurezza».

Un chiarimento che ridimensiona gli allarmismi

Le parole del direttore generale assumono un significato ancora più rilevante alla luce delle ricostruzioni apparse recentemente a firma di una voce della stampa locale, dove l’inasprimento dei protocolli e la rotazione delle ostetriche erano stati presentati come segnali di una strategia volta a indebolire progressivamente il Punto nascite, fino a creare le condizioni per una sua definitiva chiusura.

Una lettura che si era spinta a ipotizzare una sorta di progressiva asfissia del reparto, attribuendo alle scelte organizzative dell’Azienda sanitaria un significato ben diverso da quello oggi illustrato ufficialmente dalla direzione generale.

La presa di posizione di Carretta offre invece un quadro opposto: i protocolli più rigorosi e la formazione continua non vengono presentati come strumenti per limitare il servizio, ma come condizioni indispensabili per garantirne la sopravvivenza e la qualità nel tempo.

Naturalmente, le preoccupazioni delle donne che desiderano partorire ad Asiago meritano ascolto e rispetto, così come è legittimo chiedere trasparenza sulle decisioni che riguardano un presidio sanitario tanto importante. Altra cosa, però, è trasformare scelte cliniche e organizzative in indizi di una presunta volontà di chiusura, senza che questa trovi riscontro nelle dichiarazioni ufficiali dell’Azienda.

Il confronto pubblico su un tema così delicato dovrebbe partire proprio da qui: dalla distinzione tra timori, interpretazioni e fatti. Perché il futuro del Punto nascite di Asiago non si difende alimentando il sospetto, ma sostenendo le condizioni che possono consentirgli di continuare a operare in sicurezza. E su questo, oggi, la posizione dell’ULSS 7 Pedemontana è inequivocabile: l’obiettivo dichiarato è mantenere attivo il Punto nascite di Asiago, non chiuderlo.

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