Andrea Gios lascia la FISG dopo dodici anni e ritira la candidatura a vicepresidente: «Il cambiamento si misura con i fatti»

Gios chiusura mandato FISG
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Si chiude un’epoca per la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, e anche per l’Altopiano grazie alla sua rappresentanza. Andrea Gios, dopo dodici anni alla presidenza della FISG, annuncia il ritiro della propria candidatura alla vicepresidenza federale e conclude così il suo percorso negli organi della Federazione. Una decisione importante, comunicata attraverso una lettera aperta indirizzata alle società sportive e all’intero movimento, a pochi giorni dall’Assemblea elettiva in programma sabato 24 ottobre.

Una scelta che segna la fine di un lungo capitolo della storia degli sport del ghiaccio italiani, ma che non impedisce al presidente uscente, forte di importanti risultati raggiunti nel corso dei suoi mandati, di intervenire nel dibattito sul futuro della Federazione, tracciando un bilancio dei risultati raggiunti e lanciando un messaggio preciso a chi si prepara a raccoglierne l’eredità. «Dopo dodici anni alla guida della FISG, è ormai giunta la conclusione del mio percorso da Presidente. Avevo presentato la mia candidatura alla vicepresidenza federale, ma ho deciso di ritirarla. È una scelta che nasce dalla volontà di concludere questa fase del mio impegno negli organi federali, continuando a guardare con interesse e partecipazione al futuro dei nostri sport».

Il bilancio della presidenza Gios è quello di una Federazione che, secondo il presidente uscente, è cresciuta sul piano sportivo, economico e organizzativo. A rappresentare il risultato più significativo sono le undici medaglie conquistate ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, un traguardo che Gios attribuisce al lavoro collettivo di atleti, tecnici, società e struttura federale.

Ma nella lettera trova spazio anche una riflessione particolarmente netta sulle prossime elezioni e sul significato del rinnovamento. Pur senza fare nomi, Gios rivolge una critica esplicita a chi oggi si presenta come interprete del cambiamento dopo aver ricoperto per otto anni ruoli di responsabilità nel Consiglio federale, anche nel settore dell’hockey. Un’esperienza della quale il presidente uscente esprime una valutazione negativa sotto il profilo manageriale, organizzativo e strategico. «Non è una questione personale, ma un principio di responsabilità. Chi si propone per guidare il futuro deve essere disponibile a rendere conto anche del proprio passato: delle scelte compiute, dei risultati ottenuti e dei cambiamenti concretamente realizzati durante gli incarichi già ricoperti».

Un passaggio politicamente significativo, che arriva proprio alla vigilia del rinnovo dei vertici federali e richiama la necessità di valutare le candidature non soltanto attraverso le dichiarazioni programmatiche, ma soprattutto, sulla base delle competenze e dei risultati dimostrati.

Unità, professionalità, chiarezza e conoscenza delle discipline sono i quattro principi che Gios indica come fondamentali per il prossimo Consiglio federale, chiamato a rappresentare l’intero movimento senza divisioni o interessi particolari.

Lo sguardo del presidente uscente si rivolge infine agli obiettivi sportivi dei prossimi anni. Nonostante lo straordinario bottino olimpico di Milano Cortina, Gios ritiene che il potenziale degli atleti italiani avrebbe consentito di conquistare ulteriori medaglie e indica quota quindici podi olimpici come un traguardo ambizioso ma realistico, raggiungibile attraverso programmazione, investimenti e competenze.

Il suo congedo non è dunque soltanto un saluto, ma anche un richiamo alla responsabilità per chi guiderà la Federazione nel prossimo quadriennio: non disperdere il patrimonio costruito in dodici anni, valorizzarne i risultati e continuare a far crescere tutte le discipline del ghiaccio italiano. «Perché il vero obiettivo non è conservare ciò che è stato fatto né cambiare per il solo gusto di farlo. È mettere la Federazione nelle condizioni di fare ancora meglio, nell’interesse degli atleti, delle società sportive e del futuro di tutte le nostre discipline».

Con queste parole, e con un ultimo «Grazie di tutto», Andrea Gios chiude ufficialmente il suo percorso alla guida della FISG, lasciando alla prossima dirigenza una Federazione reduce da una delle pagine sportive più importanti della propria storia e la responsabilità di costruirne il futuro.

La lettera integrale del Presidente Gios

A pochi giorni dall’Assemblea elettiva federale di sabato 24 ottobre, desidero condividere alcune riflessioni sul futuro della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, sulle responsabilità che attendono la prossima governance e sulle scelte che il nostro movimento è chiamato a compiere.

Dopo dodici anni alla guida della FISG, è ormai giunta la conclusione del mio percorso da Presidente. Avevo presentato la mia candidatura alla vicepresidenza federale, ma ho deciso di ritirarla. È una scelta che nasce dalla volontà di concludere questa fase del mio impegno negli organi federali, continuando a guardare con interesse e partecipazione al futuro dei nostri sport.

Non intendo, tuttavia, sottrarmi a una riflessione su quanto abbiamo costruito insieme e su ciò che ritengo necessario per proseguire questo percorso. L’esperienza maturata in dodici anni di Presidenza mi porta a sentire la responsabilità di condividere alcune considerazioni, nell’interesse della Federazione e di tutte le società che ne costituiscono il fondamento.

IL BILANCIO DI DODICI ANNI: UNA FEDERAZIONE PIÙ FORTE

Lascio una Federazione cresciuta sotto il profilo sportivo, economico, finanziario e organizzativo. In questi dodici anni abbiamo consolidato la struttura federale, valorizzato professionalità e competenze e rafforzato la capacità dell’ente di affrontare sfide sempre più impegnative.

I risultati sportivi rappresentano la testimonianza più evidente di questo percorso. Le undici medaglie olimpiche conquistate a Milano Cortina 2026 costituiscono un traguardo straordinario, al quale si aggiungono i successi ottenuti nel quadriennio precedente e i progressi compiuti dalle nostre discipline a livello internazionale.

Sono risultati che non appartengono a una singola persona, ma a un progetto costruito nel tempo, grazie al lavoro della struttura federale, delle società sportive, dei tecnici, dei dirigenti e, soprattutto, al talento e alla dedizione dei nostri atleti.

Anche sul piano organizzativo ed economico abbiamo lavorato per creare basi solide, sviluppare competenze e mettere il movimento nelle condizioni di affrontare il futuro. Il patrimonio più importante che consegniamo a chi verrà dopo di noi non è soltanto quello sportivo e finanziario, ma anche quello umano e professionale.

A tutte le persone che hanno contribuito a questo percorso va il mio più sincero ringraziamento.

IL FUTURO SI COSTRUISCE SULLE COMPETENZE E SUI RISULTATI

Proprio perché ritengo importante quanto è stato costruito, credo che la composizione del prossimo Consiglio federale debba essere guidata da quattro principi: unità, professionalità, chiarezza e conoscenza delle discipline.

Unità, perché chi assume una responsabilità federale deve rappresentare l’intero movimento, superando divisioni e interessi particolari.

Professionalità, perché l’esperienza deve tradursi in capacità manageriali, organizzative e strategiche, nella qualità delle decisioni e nei risultati ottenuti.

Chiarezza, perché occorre esprimere con trasparenza le proprie posizioni, gli obiettivi e il contributo che si intende offrire, mantenendo coerenza tra le dichiarazioni e le responsabilità assunte.

Conoscenza, perché guidare una Federazione che riunisce discipline diverse richiede di comprenderne le specificità tecniche, organizzative ed economiche, le esigenze degli atleti e le condizioni in cui operano società e territori.

Chi entra nel Consiglio federale deve saper guardare oltre il proprio settore di provenienza, valutando l’impatto delle decisioni sull’intero movimento e contribuendo a individuare priorità eque ed efficaci. L’obiettivo deve essere creare le condizioni affinché ogni disciplina possa crescere e ogni giovane atleta possa trovare le opportunità per sviluppare il proprio talento e inseguire i propri sogni.

Sono questi, a mio giudizio, i criteri con cui valutare le persone chiamate a guidare la Federazione nei prossimi quattro anni.

IL CAMBIAMENTO SI MISURA CON I FATTI

A pochi giorni dalle elezioni, ritengo poi necessario richiamare un principio che considero fondamentale: il cambiamento non si dimostra soltanto attraverso le dichiarazioni, ma anche attraverso le scelte compiute e i risultati conseguiti quando si è avuta la possibilità di assumere responsabilità.

Penso, in particolare, a chi oggi si propone come interprete del rinnovamento dopo aver ricoperto per otto anni incarichi di responsabilità all’interno del Consiglio federale, anche con deleghe su settori importanti come l’hockey.

La mia valutazione di quell’esperienza, sul piano manageriale, organizzativo e strategico, non è positiva. È una valutazione maturata nel corso del lavoro federale e che ritengo legittimo esprimere, proprio perché riguarda l’esercizio di ruoli di responsabilità e i risultati che ne sono derivati.

Al termine di quel percorso, la maggioranza delle società del settore aveva espresso la richiesta di un cambiamento nella propria rappresentanza, successivamente affidata a una figura che ha dimostrato capacità dirigenziali.

Per questo considero legittimo chiedere coerenza a chi oggi denuncia il rischio di un cambiamento soltanto apparente, richiama le «stesse logiche» e le «rendite di posizione» e rivendica autonomia e discontinuità, pur avendo partecipato per anni alla gestione che oggi contesta.

Non è una questione personale, ma un principio di responsabilità. Chi si propone per guidare il futuro deve essere disponibile a rendere conto anche del proprio passato: delle scelte compiute, dei risultati ottenuti e dei cambiamenti concretamente realizzati durante gli incarichi già ricoperti.

Le dichiarazioni di oggi non possono sostituire il giudizio sui risultati di ieri. Credo che il movimento abbia il diritto di valutare le candidature sulla base delle competenze dimostrate, della capacità di lavorare insieme e di una visione concreta dello sviluppo di tutte le discipline.

LA PROSSIMA SFIDA: LE QUINDICI MEDAGLIE OLIMPICHE

I risultati di Milano Cortina 2026 rappresentano un patrimonio anche per il futuro della Federazione. Il successo olimpico può contribuire a rafforzarne il posizionamento nel sistema sportivo italiano e a sostenere le risorse necessarie per continuare a investire sugli atleti e sulle società.

Chi guiderà la FISG nel prossimo quadriennio potrà quindi contare su basi importanti, ma avrà anche la responsabilità di preservarle e svilupparle ulteriormente.

Ho sempre affermato che, nonostante le undici medaglie conquistate a Milano Cortina, non mi ritenevo completamente soddisfatto. Sono convinto che il nostro movimento avesse il potenziale per ottenere almeno altre tre o quattro medaglie.

Non si tratta di una critica ai nostri atleti, ai quali va tutta la mia riconoscenza, ma della consapevolezza dei progressi compiuti e dei margini di crescita che ancora esistono.

Per questo considero le quindici medaglie olimpiche un obiettivo ambizioso, ma concreto, per il futuro. Non un traguardo da inseguire attraverso promesse, bensì il risultato di una programmazione rigorosa, di investimenti mirati, di competenze adeguate e di un lavoro condiviso fra Federazione, società, tecnici e atleti.

Mi auguro che chi guiderà la FISG sappia raccogliere questa sfida, confermare i risultati raggiunti e, se possibile, superarli. Se accadrà, sarò il primo a esserne felice.

UNA NUOVA FASE, NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ E DELLA CRESCITA

Concludo questi dodici anni alla guida della Federazione con la consapevolezza di aver dedicato ogni energia alla crescita del movimento e con l’orgoglio per i risultati raggiunti insieme a tante persone che hanno condiviso questo percorso.

La mia decisione di ritirare la candidatura alla vicepresidenza segna la conclusione del mio impegno negli organi federali, ma non cambia la convinzione che mi ha accompagnato in questi anni: i nostri sport hanno ancora grandi margini di crescita e meritano una Federazione capace di guardare lontano.

Mi auguro che la nuova fase sia caratterizzata da unità, professionalità, chiarezza e conoscenza. Che sappia valorizzare quanto è stato costruito, senza rinunciare a migliorare ciò che può e deve essere migliorato.

Perché il vero obiettivo non è conservare ciò che è stato fatto, né cambiare per il solo gusto di farlo. È mettere la Federazione nelle condizioni di fare ancora meglio, nell’interesse degli atleti, delle società sportive e del futuro di tutte le nostre discipline.

È questa la sfida che consegno a chi sarà chiamato a guidare la FISG nei prossimi quattro anni.

Grazie di tutto.

Andrea Gios

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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